La Città di Is

martedì, luglio 29, 2003

 

La leggenda dell'invisibile città di Kitezh

 

Sulle sponde del lago di Svetloyar, 600 Km a est di Mosca, un gruppo di scienziati russi sta cercando la mitica città di Kitezh, sommersa dalle acque nel XIII° secolo. Di Kitezh, come dell’Avalon di Artù, si è persa ogni traccia. La leggenda narra che la città sarebbe sprofondata nel lago per sottrarsi all’invasione tartara del 1237 e sarebbe rimasta invisibile sino alla fine dei tempi.

(La Repubblica 27.7.2003)

Sulle rive del lago Svetlojar dove, secondo la tradizione, era situata la città miracolosa, convenivano folle di devoti in preghiera. Essi speravano, con l’aiuto di Dio, di poter scorgere il riflesso di Kitezh nelle limpide acque del lago o di poter sentire il suono delle sue campane. Si diceva che taluni avrebbero addirittura soggiornato nella città invisibile. Circolavano lettere spedite da Kitezh da persone che si sarebbero introdotte in questo regno recondito. Il viaggio verso l’invisibile Kitezh, che Dio stesso aveva nascosto, era soggetto a severi obblighi e condizioni. Il pellegrino doveva giurare di essere pronto a sacrificare la vita, a morire di fame e affrontare altre prove per vedere questa città santa. Doveva anche intraprendere il viaggio nel più grande segreto: non doveva rivelare il suo proposito ad anima viva, neppure al padre, ai fratelli o alle sorelle. Se divulgava il segreto, non solo non avrebbe mai visto Kitezh, ma avrebbe subito il severo castigo di Dio.

Ancora oggi molti credono, che a volte, col bel tempo, sia possibile sentire il suono delle campane e vedere riflesse sulla superficie del lago le cupole dell'oro della chiesa.

La storia di Kitezh sopravvive nell'opera del compositore russo Rimsky-Korsakov (1844-1908) che nel 1907 compose "La  leggenda dell'invisibile città di Kitezh e della vergine Fevronija".

 

La storia si svolge nel tredicesimo secolo, probabilmente il più terribile nell'intera storia russa, quando la Russia fu invasa da orde di Tartari. La resistenza eroica della gente agli invasori è lo sfondo dell'opera del Rimsky-Korsakov. La leggenda ha per protagonista una ragazza di nome Fevronia, emblema di tutto ciò che è giusto, naturale, saggio, leale.

Nata nei boschi, la ragazza è circondata dalla Natura ed è lei stessa parte di questo ambiente naturale sempre presente. Fatta prigioniera dai Tartari, Fevronia rifiuta, persino sotto tortura, di mostrare al nemico la strada che conduce alla città capitale di Kitezh.

Dopo 10 giorni e 10 notti di ricerche infine i Tartari raggiungono il lago sulle cui rive ritengono che si trovi la città. Ma la città non c’è più.

Tutto ciò che i Tartari poterono vedere furono i riflessi delle cupole della chiesa ed i suoni smorzati di campane che sembravano rintoccare in qualche luogo in profondità sotto le onde. La città era scomparsa, ma questo fu l’unico modo che le rese possibile sopravvivere alla distruzione. Fevronia fu l'unica anima vivente che riuscì in qualche modo a restare là e a far sapere alla propria gente che la città di Kitezh era viva, ma si nascondeva agli occhi dei nemici.

 

Quasi ogni compositore, produttore o pittore ha una composizione, un libro o una tela per la quale si è preparato per una vita intera e che completamente riflette i suoi principi estetici.

La leggenda della città invisibile di Kitezh fu per Rimsky-Korsakov quello che fu il Faust per Goethe, la Cappella Sistina per Raffaello, la Nona Sinfonia per Beethoven, Guerra e Pace per Tolstoy.

L’idea di un’opera dedicata alla leggenda della città di Kitez, sommersa dalle acque del lago Svetloyar e così salvata dal dominio tartaro, che attirava Rimskij-Korsakov da tempo, fu realizzata anche grazie alla preziosa collaborazione del librettista Vladimir Bel’skij, grande conoscitore dell’antica letteratura russa, in cui convivono tracce di mitologia slava precristiana (gli uccelli profetici Sirin e Alkonost), elementi della fede ortodossa di acquisizione (988 d.C.) relativamente recente (il miracoloso affondamento della città e lo spontaneo suono delle campane delle chiese), episodi di storia nazionale con chiara intonazione patriottica (l’eroica resistenza della popolazione contro l’invasione tartara iniziata nel 1223 e di cui questo è uno dei primi episodi). Fevronija, la protagonista, simbolo del coraggio e della fermezza femminile, certamente raccoglie le tre componenti: in lei risuona il tema panteistico della natura come Chiesa universale, dove tutto vive e tutto celebra l’esistenza di Dio, il tema ortodosso dell’accettazione della volontà divina anche nelle avversità e quello patriottico della fedeltà alla propria città e al proprio popolo.

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giovedì, luglio 24, 2003

Ad un passo dall’immortalità

In un articolo uscito sul Corriere della Sera del 22 luglio si sostiene che siamo alle soglie dell’immortalità .

Secondo alcuni scienziati che a San Francisco hanno preso parte all’annuale conferenza della World Future Society , società senza fine di lucro dedicata agli sviluppi sociali e tecnologici che possono influenzare il futuro, il limite della vita, grazie alle nuove scoperte e ai miglioramenti della medicina, della genetica, dei trapianti e delle nanotecnologie potrebbe essere spostato oltre l'immaginabile, là dove nemmeno gli scrittori di fantascienza si sono mai avventurati: 500 anni.

“Penso che stiamo bussando alle porte dell’immortalità”, ha addirittura dichiarato Michael Zey, professore alla Montclair State University e direttore dell'Expansionary Institute del New Jersey. “Entro il 2075 l'avremo raggiunta e questa è una stima prudente”.

Ne è convinto anche Donald B. Louria, professore della New Jersey Medical School, secondo il quale la manipolazione cellulare e genetica, unita alle nanotecnologie, permetteranno agli esseri umani di vivere ben oltre i limiti che ora conosciamo. “C'è una incredibile accelerazione per spostare il limite dai 120 di oggi ai 180 anni”, ha affermato Louria. “Ma qualcuno ritiene che non ci sono limiti e si potrà vivere fino a 200, 300 o addirittura 500 anni”.

Improvvisamente appare molto reale anche la profezia dell'inglese John Harris, uno degli scienziati coinvolti nella mappatura del cosiddetto “libro della vita” , secondo cui, grazie al genoma, un giorno la terra sarà popolata da “una razza di immortali, in grado di vivere fino a 1.200 anni”.

Così la parola longevità non apparterrà più solo a pappagalli, elefanti, sequoie. E ai patriarchi antidiluviani dell'Antico Testamento (e qui ci si potrebbe domandare di dove nasce la leggenda di Matusalemme &C.).

E secondo uno studio americano pubblicato il 29.9.2000 sulla rivista scientifica “Science” già i bambini nati nel 2000 hanno buone probabilità di vivere fino a 130 e più anni.

La ricerca guidata da John Wilmoth, demografo dell'università di Berkeley in California, ha stabilito un inarrestabile trend tra la popolazione dei Paesi industrializzati: guadagniamo 13 mesi ogni decennio grazie anche ai progressi della medicina, all'igiene (di acqua, cibi e ambiente), a nuove terapie come i trapianti, alla cultura della prevenzione.

La ricerca finisce per contraddire l'ortodossia scientifica tradizionale secondo cui il corpo umano non è in grado di vivere oltre i 120 anni perché, oltre quell'età, i suoi organi si “spengono”.

“Abbiamo dimostrato che la durata massima della vita è in espansione - scrive Wilmoth su Science - e riteniamo che non esista tetto o limite massimo, perché non ci sono indicazioni che il processo di allungamento stia rallentando”.

E pensate cosa significherebbe.

Se i limiti della vita fossero stati di 500 anni, noi che viviamo oggi saremmo nati poco dopo la scoperta dell’America.

La vita sarebbe molto più interessante, per gli avvenimenti storici, le scoperte scientifiche e i loro sviluppi, i cambiamenti negli stili di vita, cui potremmo assistere direttamente.

Ovviamente ci sarebbero molti problemi da risolvere.

Il nostro pianeta non sarebbe sufficiente a contenere tutti, ma è più che probabile che se non riusciremo a distruggerci entro il presente secolo, e c’è chi dice che sia molto probabile, sicuramente troveremo qualche altro pianeta da colonizzare.

Un altro problema è quello della vecchiaia. Penso che nessuno vorrebbe vivere 450 anni da vecchio. Ma poiché già i 40 o 50 anni, ma anche 60, di oggi non sono quelli di solo 20 o 30 anni fa, si può ben sperare che l’aumento dell’aspettativa di vita vada di pari passo con un’aspettativa di lunghissima gioventù.

Quel che mi è parso strano è che dal sondaggio on line del Corriere della Sera alla domanda “quanti anni vorreste vivere” su un totale di 3678 votanti ad oggi ben il 43,86% dichiara che va bene così come oggi, solo il 26,67% risponde da 250 a 500, il 16.61% fino a 120 anni, l’9,03% fra 120 e180 anni, il 3.83% da 180 a 250 anni.

Ne desumo che la maggioranza dei rispondenti sia ovviamente adulto e pertanto abbia risposto con la consapevolezza che la cosa non lo riguardi e magari con un po’ di giusta invidia per i propri posteri.

 


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venerdì, luglio 18, 2003

 

VIAGGIARE NEL TEMPO E’ POSSIBILE

 

Paul Davies, fisico di fama mondiale, spiega in un’intervista rilasciata alla rivista scientifica “Newton”  come si può viaggiare nel passato e nel futuro: con una macchina che crea strade cosmiche verso tempo lontani. E l’ha anche progettata, sfruttando solamente tecnologie già conosciute. Questa macchina e il modo di costruirla sono l’argomento del suo ultimo libro dal titolo “Come costruire una macchina del tempo", edito in Italia da Mondatori, che, come tutti i libri di Davies, è anche un esempio di ottima divulgazione scientifica.

Grazie alla sua straordinaria chiarezza, e non senza una punta di ironia, Davies mostra come utilizzare la forza di gravità per visitare il futuro, come deformare lo spazio per raggiungere il passato e, appunto, persino come costruire una macchina del tempo partendo da quello che gli scienziati chiamano 'un cunicolo di tarlo percorribile'.

La macchina di Davies, a differenza delle macchine del tempo di film e romanzi (il primo a parlarne fu il romanziere H.G.Wells) non si sposta nel tempo, ma modifica la struttura dell’universo per costruire un percorso chiuso nello spazio. Crea un wormhole (cunicolo di tarlo) artificiale che consente al viaggiatore di andare nel passato e tornare indietro. E potrebbe essere costruita con le tecnologie oggi disponibili.  Secondo Davies “Possiamo manipolare spazio e tempo allo stesso modo in cui possiamo manipolare la materia”.

Ma se, come sostiene Davies, è possibile viaggiare nel tempo, allora possiamo anche conoscere il futuro e cambiarlo? O modificare il passato, creando i più bizzarri paradossi nel nostro presente? I paradossi che ne derivano mettono in crisi il concetto di causalità, cioè le relazioni tra causa ed effetto, e quindi la scienza.

Alcuni scienziati che hanno affrontato l’argomento ne hanno risolto i paradossi con la moltiplicazione degli universi.

Se un viaggiatore del passato interferisce con la storia, l’universo si biforca, e l’accadimento da lui prodotto con tutte le sue conseguenze finisce in un universo parallelo e non in quello da cui il viaggiatore proviene.    

 

 

 

 

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giovedì, luglio 17, 2003

Ogni stella ha il suo contrario. Parte la caccia all'antimateria


Una collaborazione internazionale per uno dei più complessi esperimenti scientifici mai realizzati
L'Italia gioca un ruolo di primissimo piano in questa avventura che sa di “fiction”

L'antimateria è l'immagine speculare degli

atomi di cui siamo fatti. Identica, ma

opposta nelle proprietà: tanto che,

se materia e antimateria si incontrassero,

il risultato sarebbe l'annientamento

reciproco in un'esplosione di energia.

Ma l' energia che potrebbe scaturire

dall’incontro tra materia e antimateria

sarebbe la soluzione ideale per viaggiare

nel cosmo come i protagonisti di "Star Trek", la cui astronave "Enterprise"

supera la velocità della luce grazie ad un reattore basato su un sistema

di materia/antimateria.

L’antimateria tuttavia è anche un po' l’Araba Fenice della cosmologia

moderna: che ci sia ciascun lo dice (di anti atomi di idrogeno ormai gli

acceleratori ne hanno prodotti a migliaia), dove sia (nell'universo)

nessun lo sa.

La teoria del Big Bang prevede che, all'inizio dell'universo, materia e

antimateria fossero presenti in quantità uguali. Di quest’ultima però

fino ad ora non si è scoperta traccia, anche se gli esperimenti di

laboratorio dimostrerebbero che c’è. L’universo che conosciamo

è composto di materia: l’antimateria potrebbe essere scomparsa o

essersi concentrata in “antigalassie” o aver formato un “antiuniverso”.

Se così fosse a ogni stella dovrebbe corrispondere un'anti stella,

fino a un'anti Terra e a sei miliardi di anti uomini. O almeno, in uno

scenario un po' meno fantascientifico, dovrebbe esserci una parte

dell'universo (molto, ma molto, lontana da noi) fatta esclusivamente

di antimateria.

L’esistenza dell’antimateria è stata predetta da Paul Dirac nel 1928,

e la sua conferma sperimentale è avvenuta pochi anni dopo. Poi

l’antimateria è stata creata più volte negli acceleratori, quindi c’è,

ma non si sa dove sia. Quello che gli scienziati si chiedono è se

esista un universo fatto di antimateria e dove sta.

Così nell'autunno del 2005 Ams (Anti Matter Spectrometer),

un cilindro di sette tonnellate, grande tre metri cubi,

andrà apposta nello spazio a cercarla. AMS sarà

collocato all'esterno della Stazione Spaziale Internazionale

in orbita a 400 km dalla Terra e disporrà delle più avanzate

strumentazioni nel campo dei rivelatori di particelle elementari.

Molti di essi sono stati realizzati in Italia, dove poche settimane

fa è stato firmato l'accordo con gli americani. Sotto il

coordinamento del fisico Roberto Battiston, l'Agenzia Spaziale Italiana

realizzerà tra l'altro il computer di bordo che memorizzerà i dati raccolti

nei tre anni della missione, mentre le università e i laboratori dell'Istituto

Nazionale di Fisica Nucleare coinvolti (Bologna, Milano, Perugia, Pisa,

Roma I, Siena e Trieste) hanno costruito gran parte dei rivelatori, che

identificheranno oltre dieci miliardi di raggi cosmici di alta energia

cercando nuclei di antimateria.

Basterebbe trovarne anche uno solo, spiegano i responsabili

dell'esperimento, per avere conseguenze rivoluzionare sulla

nostra comprensione dell'universo.

(da “La Repubblica” 17.7.2003)



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lunedì, luglio 14, 2003

BASE ALIENA AD AVIANO?

Il docente di matematica e consulente scientifico del Centro Ufologico Nazionale, Antonio Chiumiento, in un'intervista comparsa oggi su "La Nazione" nell'ambito di una serie di articoli che il quotidiano ha dedicato al fenomeno dei cerchi nel grano, coglie l'occasione per rivelare di essere in possesso di documentazione fotografica che comproverebbe che nei pressi della base americana di Aviano ci sarebbe una base aliena,ove si farebbero esperimenti di ibridazione tra extraterestri ed umani, e che in relazione a tali esperimenti diverse persone sarebbero sparite!

Ma a quando la divulgazione delle prove, Prof. Chiumiento?

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mercoledì, luglio 02, 2003

 

Cerchi nel grano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualcuno dice che sono opera degli extraterrestri.

Il fenomeno particolarmente frequente in Inghilterra (ormai ci sono agenzie di viaggi che li includono nei loro programmi) è esploso quest'anno anche in Italia.

Nei giorni scorsi ne è comparso uno in Toscana, esattamente in Val di Chiana, nel Comune di Cortona, nei pressi della frazione di Creti (quello della foto). Per altre notizie leggete il mio articolo sul sito "Avalon e dintorni" .

Il fenomeno nel suo complesso è trattato in molti siti su internet e in particolare, tra quelli in italiano, potete visitare "Cerchi nel grano" che offre una bella galleria fotografica.

postato da marivan | 20:49 | commenti (2)

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